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Come impostare un Programma di Progressione del carico di lavoro su pazienti con dolore [PARTE 1]

18 Luglio 2019
Ilio IannoneIlio Iannone

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Uno dei principali problemi che ci troviamo ad affrontare, come Fisioterapisti, è quello di trovare un metodo ottimale di dosaggio del carico, da applicare caso per caso senza correre il rischio di sovraccaricare il paziente: in questa prima parte metto a confronto 2 test basati su evidenze scientifiche di settore.

 

Negli ultimi anni l’approccio riabilitativo basato sull’ esercizio attivo è diventato di fondamentale importanza.

In molti disturbi muscoloscheletrici, come ad esempio il LBP o la tendinopatia rotulea, spesso vengono inseriti esercizi con sovraccarichi (deadlift, squat, ecc..) con lo scopo di migliorare progressivamente la capacità di carico della struttura coinvolta.

Qualsiasi programma di strength e conditioning efficace viene strutturato sulla base di un TEST che ha lo scopo di valutare inizialmente la capacità massimale dell’atleta: nel caso della forza l’1RM e, successivamente, viene strutturato un programma di progressione del carico di lavoro.

 

LA STRATEGIA DI DOSAGGIO DEL CARICO DI BEN CORMACK

Nel mio articolo “Il recupero post infortunio: un sistema complesso e non lineare” ho spiegato che il processo di recupero non segue mai un andamento lineare, poiché è soggetto a continue fluttuazioni.

Da qui, nasce il problema di dover impostare un programma di progressione del carico corretto e applicabile nel concreto.

Ben Cormack in “Exercise dosing for pain is not the same as exercise dosing for fitness!”, spiega la sua strategia di dosaggio del carico, mettendo in relazione la scala VAS e la RPE (rate of perceived exertion).

Lui la chiama La Regola del 10: se ad esempio il paziente ha un dolore 3 (VAS) lo espone ad una intensità di carico percepita pari a 7 (3+7=10) ecc…

progressione-carico-lavoro_fisioterapia-ilio-iannone-ben-cormack

La Regola del 10 di Ben Cormack, che utilizza questo tipo di approccio soprattutto nella fase iniziale della riabilitazione. Fonte: cor-kinetic.com

 

UN ERRORE CHE COMMETTONO IN TANTI

L’errore che spesso si commette è quello di scegliere come strategia una “progressione arbitraria”, che consiste semplicemente nell’aggiunta di carico (di solito 2,5kg o 5kg) a settimana.

I pazienti hanno da subito dei miglioramenti importanti sui kg sollevati, soprattutto se non hanno mai lavorato con i pesi, alcuni riescono a progredire anche di 10kg a settimana.

“Il fatto che il paziente sia in grado di farlo non è detto che sia positivo. Il rischio è quello di esporlo troppo rapidamente ad un volume di lavoro elevato

 

 

COME STABILIAMO IL CARICO DI LAVORO INIZIALE?

Metterò a confronto 2 differenti metodi di valutazione, l’RM e il RIR: voglio farti capire le differenze e, soprattutto, quale reputo personalmente più adatto alle nuove terapie basate sulle evidenze scientifiche di settore.

 

IL METODO RM (Repetition Maximum)

L’1RM è definito come la quantità massima di peso che può essere sollevata con una sola ripetizione e con una forma adeguata.

Per un neofita, o per un soggetto reduce da un infortunio, questo tipo di test non rappresenta la scelta migliore, tuttavia potrebbe essere determinato attraverso il “calcolo indiretto del massimale”.

Nel caso in cui volessimo determinare il 12RM, verrà chiesto al paziente di eseguire il movimento con il più alto carico possibile per 12 ripetizioni.

Se ad esempio il paziente riuscirà ad eseguire l’esercizio con 35kg, il suo massimale (1RM) corrisponderà a 50kg (vedi tabella).

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Dall’1RM calcolato indirettamente possiamo impostare una progressione di carico nelle settimane. Fonte: NSCA.com

 

IL METODO RIR (Repetions in reserve)

Il RIR è un metodo di autoregolazione ideato da Mike Tuchscherer adattando la scala RPE (Rate of Perceived Exertion) creata da Gunnar Borg negli anni ’70.

Ecco come funziona.

Un 10RPE corrisponde a un 10RIR l’equivalente del 1RM visto in precedenza.

Un 10RPE non permette di eseguire nessuna altra ripetizione: ad esempio, se eseguo un Deadlift 5 reps@10RPE significa che non riuscirò ad eseguire nessuna ripetizione aggiuntiva oltre le 5 reps richieste.

Un Deadlift 5reps@8RPE significa che avrò un RIR di 2reps, altri due “colpi in canna” oltre le 5 ripetizioni eseguite: in Italia, spesso, il RIR viene chiamato buffer.

A differenza del metodo RM, in questo caso il massimale non è portato a cedimento, in quanto è possibile valutare il paziente mantenendo sempre qualche reps di riserva oltre quelle eseguite.

progressione-carico-lavoro-ilio-iannone_fisioterapia_metodo-rir

 

ANALISI DEI 2 METODI DI VALUTAZIONE

Il metodo basato sull’RM ha, a mio avviso, molti punti critici:

  • eseguire delle ripetizioni a “cedimento” in riabilitazione non la trovo una scelta “sicura
  • il massimale di quel giorno specifico non tiene in considerazione di tantissime variabili che possono influenzare il test massimale, come il sonno, l’umore, lo stress, l’alimentazione, ecc.

Questi fattori potrebbero rendere la progressione del carico nelle settimane successive troppo rigida e falsata.

Sappiamo benissimo dalla recente letteratura di quanto gli aspetti biopsicosociali possano influenzare lo stato del paziente (ne ho parlato qui).

 

“Pertanto, un sistema di valutazione come il RIR, basato sull’autoregolazione dell’intensità, potrebbe essere maggiormente applicabile in riabilitazione rispetto ai test basati sull’RM: è il paziente che sceglie quando fermarsi in base allo sforzo percepito in quella determinata giornata”

 

Il RIR, non essendo un test a cedimento come l’RM, può essere valutato ad ogni seduta stabilendo il numero di ripetizioni target di quella seduta.

Non perderti la seconda parte dell’articolo, nel quale vedremo come impostare una progressione sul carico di lavoro.

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