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Il Fisioterapista Dinosauro: chi è, come riconoscerlo e perché dovremmo essere più critici nei confronti del nostro lavoro

02 Luglio 2019
AvatarIlio Iannone

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Nonostante la letteratura scientifica abbia dimostrato come i disturbi muscoloscheletrici siano scarsamente correlabili alle alterazioni strutturali, c’è chi la pensa diversamente. Perché tanti addetti ai lavori rimangono ancorati a vecchie convenzioni? Come possiamo fare chiarezza ai nostri pazienti?

 

Negli ultimi anni, in Italia, il Crossfit è diventato uno sport molto popolare.

Molti colleghi (me compreso) hanno iniziato ad occuparsi delle problematiche muscoloscheletriche relative al weigthlifting, ginnastica, corsa e discipline affini.

Tanti altri (soprattutto Osteopati) nonostante le evidenze scientifiche di settore avessero già ampiamente dimostrato la scarsa correlazione tra disturbi muscoloscheletrici e alterazioni strutturali, continuano a seguire metodologie, a mio parere, scorrette.

Continuano a promuovere tecniche con lo scopo di:

  • correggere e regolare pattern motori
  • riallineare vertebre
  • aggiustare gli organi interni
  • promuovere esercizi e strategie per prevenire infortuni (spesso esercizi di mobilità articolare).

Queste magiche e rapide correzioni sono generalmente supportate solo da fantasiose spiegazioni e, nel migliore dei casi, da evidenze con impact factor prossimo allo zero o all’apice della piramide delle evidenze.

LEGGI ANCHE: IL MITO DEL CORE STABILITY: INTERVISTA AL PROF. PAUL HODGES E AL PROF. PETER O’ SULLIVAN

 

IL FISIOTERAPISTA DINOSAURO: IL CONTRIBUTO DI ADAM MEAKINS

A queste “Figure Professionali” è stato dato un nome: Il Fisioterapista Dinosauro, termine coniato da Adam Meakins nel suo BJSM Editorial (Dinosaurs among us causing chaos and confusion) per descrivere

“iconici, influenti e idolatrati clinici e ricercatori che, nonostante una nuova era nella comprensione del dolore e la crescente evidenza del modello biopsicosociale, rifiutano ancora ostinatamente di cambiare i loro metodi o mentalità e continuano a promuovere e insegnare metodi obsoleti di valutazione e trattamento “.

 

LA PRESA DI COSCIENZA E LE DOMANDE CHE DOVREMMO PORCI PER FARE BENE IL NOSTRO LAVORO

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Spesso, quello che noto maggiormente è la difficoltà nell’essere critici nel proprio lavoro, nel modo di lavorare e nei metodi che utilizziamo.

Condivido un post molto interessante del collega e amico Michele Chiesa di Osteoclinic, una presa di coscienza che dovremmo fare verso i nostri pazienti, un pensiero che ha sintetizzato in una serie di domande che, come Professionisti, dovremmo porci:

  • La palpazione è affidabile come metodo diagnostico in fisioterapia osteopatia e terapie manuali varie?

 

  • Cosa vuol dire misura affidabile per te?

 

  • Queste restrizioni hanno qualcosa a che fare con il risultato delle tue terapie? Puoi davvero percepire restrizioni di movimento? In quali tessuti?

 

  • Asimmetrie, disfunzioni e restrizioni che troviamo ci sono a causa dei sintomi che curi o c’erano anche in precedenza?

 

  • Quando rivaluti e il paziente migliora: ci sono miglioramenti o cerchi i miglioramenti che ti aspettavi?

 

  • Che valore ha l’expertise nella tua clinica? è solo una ricerca alla conferma di aver ragione o qualcosa di più?

LEGGI ANCHE: IL RUNNING RETRAINING NEL CROSSFIT, IL NUOVO METODO DI GESTIONE DEGLI INFORTUNI NELLA CORSA

 

Come Professionisti, abbiamo il dovere morale di tenerci aggiornati, di ricercare sempre nuove metodologie e nuove tecniche.

Porci queste domande fa bene a noi e ai nostri Pazienti.

 

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