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Il mito del Core Stability: intervista al Prof. Paul Hodges e al Prof. Peter O’ Sullivan

07 Febbraio 2019
AvatarIlio Iannone

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Un core più forte può davvero ridurre il rischio di sviluppare mal di schiena? Illustri docenti di fama mondiale come il Prof. Paul Hodges e il Prof. Peter O’ Sullivan, la pensano diversamente: vediamo perché!

 

Veniamo continuamente bombardati, nel mondo dello sport e della riabilitazione, dal messaggio che un core più forte possa ridurre in maniera considerevole il rischio di sviluppare mal di schiena.

Tale principio ha condotto nel tempo migliaia di persone a frequentare corsi di core stability nelle palestre, nell’ assunto che rendere più forti i muscoli profondi dell’addome possa conferire maggiore stabilità alla colonna vertebrale.

Questa credenza deriva dal fatto che negli anni alcuni studi sono stati fraintesi, creando falsi miti e ipotesi infondate: anche la nozione di ciò che è il “Core” e se esiste effettivamente, è discutibile.

 

Core Stability: da dove nasce questo falso mito?

L’intervista al Prof. Paul Hodges

La teoria del core stability nasce da alcuni studi del Prof. Paul Hodges dell’University of Queensland, il quale ha osservato che le persone con problemi alla colonna vertebrale non attivano il muscolo trasverso dell’addome durante l’esecuzione di alcuni esercizi con gli arti superiori, rispetto alle persone senza mal di schiena.

Ecco l’intervista rilasciata al British Journal of Sports Medicine (BJSM):

 

Lo studio ha previsto ulteriori approfondimenti e nel frattempo si è diffuso il mito del Core stability.

Leggi anche Come prevenire gli infortuni sportivi: postura, stretching o allenamento della forza?“.

 

L’intervista al Prof. Peter O’ Sullivan

La convinzione nel mondo del fitness di “rinforzare” questa struttura, non ben identificata, con lo scopo di migliorare la salute della nostra schiena è del tutto infondata, dice il Prof. O’ Sullivan.

In realtà sappiamo dalla letteratura scientifica che proprio questo meccanismo di contrazione/compressione potrebbe causare più dolore a livello lombare.

 

Una cosa importante da non sottovalutare, dice il Prof. O’ Sullivan, è che questa falsa credenza ha portato le persone a supporre che la nostra schiena sia debole e vulnerabile e che abbia bisogno di essere rinforzata, creando paure infondate ogni volta che dobbiamo spostare carichi.

La stessa paura, però, non l’abbiamo creata per il ginocchio, la caviglia, ecc…

Secondo il Prof. Hodges, il concetto della stabilità non è completamente sbagliato, è stato interpretato male, alcuni pazienti potrebbero averne maggior bisogno.

Dobbiamo trovare, pertanto, il giusto equilibrio tra movimento e stabilità a seconda dell’attività funzionale svolta.

La richiesta funzionale di un runner è quella di maggior movimento rispetto alla stabilità, se invece pensiamo ad un atleta che deve staccare 100kg da terra avrà sicuramente bisogno di più stabilità e meno movimento.

 

Conclusioni

Gli studi sul dolore cronico ci dicono che muscoli come il trasverso dell’addome e multifido sono già iperattivi e hanno difficoltà a rilassarsi.

Rinforzare ulteriormente queste strutture non ha molto senso, molti RCT dimostrano come gli esercizi di core stability non abbiano risultati migliori rispetto all’ esercizio in generale o alla terapia manuale.

Non c’è nessun muscolo che ti rende magicamente più stabile ma ogni muscolo ha una sua importanza nel movimento, è l’orchestra di questi muscoli la cosa più importante.

Il mito del core stability come programma ottimale per tutti non ha molto senso, la letteratura scientifica ci dice che programmi individualizzati hanno risultati migliori.

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