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La Psicologia del carico di lavoro nel Crossfit: come superare l’equazione CARICO=PERICOLO

09 Aprile 2019
AvatarIlio Iannone

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Con il contributo del Fisioterapista americano Erik Meira, scopriamo come il carico di lavoro influisce sulla psicologia di un atleta di Crossfit, e come superare le paure.

 

Erik Meira è un Fisioterapista Statunitense di fama mondiale, con una vasta esperienza negli infortuni sportivi, e un blog molto seguito e apprezzato nel mondo della riabilitazione.

In questo articolo, prendo spunto da un suo contributo The Science PT: Just Load It, per approfondire un argomento molto discusso nel settore: l’influenza degli aspetti psicologici nella gestione del carico di lavoro nel CrossFit.

Il carico, oltre agli effetti positivi che conosciamo come:

  • Strutturali
  • Ormonali
  • Cardiovascolari

gioca un ruolo fondamentale anche sugli aspetti psicologici dell’atleta.

 

L’equazione “Carico=Pericolo” nella Psicologia del carico di lavoro

Mettiamoci proprio nei panni dell’atleta.

Se avessi una storia di mal di schiena, oppure una tendinopatia, e avessi di fronte a me un carico elevato, verosimilmente mi sentirò fragile e spaventato, nonostante la mia forza.

Ed è qui che sorge un’equazione nella mia testa, che mi dirà

CARICO=PERICOLO

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Consciamente e inconsciamente penserò che il carico potrà produrre dei danni alla struttura “infortunata” creando una aspettativa di DANNO: il dolore mi impedirà di impegnarmi contro questa minaccia.

Se ad esempio, dopo un mal di schiena, proverò ad eseguire un deadlift, in realtà non sto diventando più forte ma mi sentirò più forte perché percepirò il rischio del danno inferiore.

 

La percezione del Rischio di infortunio

Se percepisco il rischio inferiore, anche il mio bisogno di protezione (dolore) sarà inferiore: non starò solo diventando fisicamente più forte ma anche più forte psicologicamente.

Stesso esempio per una tendinopatia rotulea ⇒ LEGGI ANCHE “COME GESTIRE LA TENDINOPATIA ROTULEA NEL WEIGHTLIFTING”

Se mi sedessi su una leg extension con una aspettativa di danno, penserò che il tendine potrà lesionarsi, proverò quindi ad estendere il ginocchio e al primo dolore interromperò l’esercizio.

Se invece proverò a resistere al dolore con una contrazione isometrica, spingendomi un pochino oltre fino ad un dolore per me tollerabile, mi accorgerò che in realtà il tendine non si sta staccando.

Con la conseguenza che, stranamente, sentirò meno dolore.

Cosa è stato, quindi, a ridurmi il dolore? Ci sono stati dei cambiamenti strutturali del tendine?  Ovviamente NO!!

Quindi che cos’è stato?

 

Violazione delle aspettative: superare l’equazione Carico=Pericolo!

Cosa accade, quindi, nella testa dell’atleta?

Egli si aspettava che la schiena non fosse riuscita a sostenere il carico nel deadlift, e che il suo tendine rotuleo si fosse staccato.

E invece non è successo nulla! Non è peggiorato e inizierà a sviluppare, nella sua testa, una nuova aspettativa

IL CARICO È SICURO!!!

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LEGGI ANCHE “COME CERCARE LO SWEET SPOT E TROVARE IL CARICO DI LAVORO OTTIMALE NEL CROSSFIT”

La violazione delle aspettative è una tecnica che si usa per le fobie: i pazienti vengono esposti in maniera progressiva allo stimolo che innesca la paura (ragni, aghi, aereo).

Alcuni atleti dopo un mal di schiena, nonostante non abbiano più dolore, continuano a mettere in atto una serie di movimenti compensatori anche per prendere una moneta a terra.

Qualche esempio pratico? Alcuni si tengono la schiena, mentre altri si flettono facendosi forza con una mano sulla coscia.

Attraverso dei semplici esercizi, come raccogliere un pallone a terra lanciato dal terapista, è possibile esporre gradualmente l’atleta a compiti motori percepiti pericolosi, fino ad arrivare a movimenti più complessi come il deadlift.

 

E tu? Cosa ne pensi di questa metodologia? Se hai dubbi o perplessità, scrivimelo nei commenti!

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